Seleziona una pagina

“Alla fine andrà tutto bene. Se non andrà bene, non è la fine.” (John Lennon)

 

Caso vuole che non tutto sia prevedibile. Anzi, i casi della vita spesso ci portano ad affrontare situazioni in cui non avremmo mai pensato di trovarci.

Non vogliamo lasciare nulla al caso, ma non è mai il caso di fasciarsi la testa prima di cadere.

Insomma, non c’è caso che non capiti a caso.

Oggi parliamo (se non lo avessimo già capito) di caso, casualità, fortuna ed imprevisto. Di come gestirli.

Perché non esiste una ricetta magica per evitarli. Anzi, l’unica cosa possiamo fare  è seguire il flusso e farci ispirare, poiché “Colui che non lascia niente al caso raramente farà cose in modo sbagliato, ma farà molte poche cose”  (George Savile).

Noi invece siamo convinte che il focus sia sul fare e non sul pensare, sul realizzare e non sul tentare.
Siamo anche convinte che raramente le cose  vanno davvero come le abbiamo progettate, anzi. 

E allora?

Allora vi proponiamo un piccolo esercizio che può essere davvero di aiuto nel superare empasse e paure, predisponendoci postivamente al camiamento. 

Abbiamo chiamato questo esercizio “Il gioco dei tre barattoli”.

Ed ecco come giocare:

1. prendete tre barattoli con il coperchio.

2. munitevi di carta e penna, ritagliate sottili striscette di carta.

3. ora dividete le striscette in tre mucchietti simili per numero e dimensione. 

4. scrivete su ogni striscetta del primo mucchietto un verbo che rappresenta ciò che sapete fare meglio. Ad esempio “disegnare” “cucinare” “ascoltare” etc.

5. scrivete su ogni striscetta del secondo mucchietto un avverbio diverso, finché ve ne vengono in mente: ad esempio “bene” “male” “spesso” “velocemente”.

6.scrivete su ogni striscetta del terzo mucchietto un aggettivo che vi descriva diverso, sia positivo che negativo: “testardo” “tenace” “gentile…

Mettete le striscette ripegate  nei barattoli. Ora tappate i barattoli con il coperchio ed agitate. 

 Adesso viene il bello!

 Iniziate a pensare una frase con “Io sono…”  ed estraete un aggettivo. Ad esempio: “io sono… creativa…”

Prosguite con i verbi, declinando l’azione come vi sembra meglio. Ad esempio se estraessi “cucinare” potrei dire: “io sono creativa e per questo cucino”.

Infine gli avverbi: ad esempio “male”. A questo punto sono obbligata ad inserire “male” nella mia frase. 

Otterremmo così: “Io sono creativa e per questo cucino male.

Ora il gioco consiste nel rielaborare la frase finché non troviamo una formula che ci rispecchi. 

Ad esempio io ho provato queste soluzioni:

Ho fatto male la creativa e per questo cucino

– Ho fatto la creativa cucinando e per questo è andata male 

male cucinare se si sono creativa

E così via. 

Ma io alla fine ho scelto questa: Io sono creativa anche quando cucino male. 

Quando siamo bloccati, quando accade qualcosa che non avevamo previsto siamo costretti a rimettere in discussione i presupposti con cui eravamo abituati a “pensare” al nostro progetto e a noi stessi. 

Ma se facciamo dell’imprevisto un’occasione per vedere le cose in un modo diverso, allora possiamo realmente fare qualcosa di buono per noi stessi. 

Il gioco è divertente e stimolante sia da soli che in compagnia. 
Personalmente lo uso di continuo, quando ho un blocco creativo o un dubbio che mi attanaglia. 

Mi piacerebbe giocare con voi. 

Caterina